Bonalumi

Italia
Pittore

Agostino Bonalumi​ è stato uno dei maggiori rappresentanti dell’arte oggettuale del ‘900 italiano. Influenzato e ispirato dai numerosi movimenti artistici attivi a Milano negli anni ’50, principale polo attrattivo del periodo, Bonalumi si avvicinò soprattutto al Movimento Nucleare ed all’importante figura di Enrico Baj, che più di tutti si impegnò ad agitare quel clima fin troppo tranquillo della corrente Informale, eccessivamente aderente alla realtà, con intrusioni più dadaiste e surreali.

Nelle opere degli artisti nucleari la materia diventa energia e movimento, prendendo in considerazione l’esistenza di qualcosa che trascendesse la realtà, mettendo in discussione forma, colore, materia e stile.

Si crea uno spazio cosmico, che diventa un’esplosione di elementi, pieno di colori ed energia.

Fu proprio frequentando lo studio di Enrico Baj, che Bonalumi conobbe Piero Manzoni ed Enrico Castellani. Ciò che unì questi tre artisti fu il desiderio di allontanarsi da quella eccessiva accademia linguistica ed espressiva del movimento informale e da una pittura dichiaratamente impegnata, in vista di una concezione dell’arte più “leggera” ed essenziale, che ponesse al primo posto un rapporto inedito tra spazio, luce e forma.

Nonostante ciò l’artista rimase legato a questo movimento per ben due anni (1958-1959), cercando di trasporre la realtà all’interno della sua tela, per esempio attraverso l’utilizzo di oggetti presi della vita reale come tubi e tessuti o riportando i drammi e le ferite dell’umanità direttamente sul quadro. La svolta decisiva avvenne nel 1959​, quando Bonalumi realizzò la prima opera “nuova”, intitolata “Rosso​”: quattro sporgenze orizzontali, simmetriche ed ellittiche, con elementi di legno e metallo che spingono da dietro, occupano una tela completamente monocroma. E’ la cifra stilistica che lo accompagnerà per tutta la sua vita.

L’artista con questo gesto non elimina tutti gli elementi presenti nelle sue opere precedenti ma li inserisce dentro e dietro alla tela​, trasformando quest’ultima in un contenitore della realtà​. La pittura non è più un mezzo di rappresentazione della vita​, già tentato attraverso l’aggiunta di elementi e materiali concreti direttamente sulla tela, ma viene considerata per la sua oggettualità, come oggetto​. Ed è così che la tela diventa uno degli elementi dell’opera, insieme alla struttura ed al colore.

Lo spazio reale si concretizza nel quadro attraverso rilievi plastici della superficie liscia​, che con i continui giochi di luce-ombra offrono la possibilità di sviluppare sempre nuove esperienze ottico-percettive da parte dello spettatore. Ben presto Bonalumi si separò dai compagni Castellani e Manzoni, per tracciare e seguire un proprio percorso ed ogni opera che realizzò a partire dagli anni ’60 segnò sempre una svolta ed un nuovo inizio.

A breve l’artista si distingue nelle gallerie più affermate e storiche del momento, definendo uno dei caratteri fondamentali della propria arte: la forma​. A partire dal 1965 le sue opere diventano una fucina infinita di sagome e in un clima artistico in cui la tendenza principale sembra essere l’eccessiva razionalità ed esattezza, soprattutto nella ricerca analitica di un “grado zero” della pittura, l’artista si fa coinvolgere totalmente dalla bellezza delle forme e dalle infinite possibilità e combinazioni che scaturiscono dalle loro relazioni.

Il tondo “imbottito” diventa uno dei tratti peculiari, i rigonfiamenti a strisce si moltiplicano e gli oggetti sembrano quasi uscire dal quadro, emergendo da quella base rigorosamente monocroma. Dopo le iniziali estroflessioni rette, la curva​ torna ad essere l’elemento prediletto dando vita a quelle curve estroflesse soprannominate “Pance” fino alla sperimentazione di quella implosione della tela verso se stessa e non più verso l’esterno, denominata “introflessione”.

Centine, griglie, estroflessioni saranno alcuni dei nomi che accompagneranno i lavori di tutta la sua vita e seppur guidati da una regola quasi matematica e strutturale che ne detta lo sviluppo, al contempo suggeriscono un’infinita quantità di variabili, alimentando una grande libertà espressiva all’interno di un metodo rigido e determinato da regole.

Arriviamo così agli anni ’90 e ‘00​, periodo a cui appartengono le due opere “Blu​” e “Bianco​” presentate nella prossima asta di Mediartrade, in cui questa libertà creativa, legata al rigore della costruzione in filo d’acciaio costruita dietro alla tela, porta alla creazione di liberi andamenti curvilinei che si incrociano, dandoci il senso di quella limitata variabilità creativa. Anche qui possiamo ritrovare l’estensione dell’oggetto nello spazio​, la tela monocroma​ come rappresentazione di un sentimento e quella concezione di arte come esperienza tattile tra scultura e pittura​: eterna lotta tra un impianto pittorico che diviene tridimensionale e l’immagine plastica dell’oggetto costretto a confrontarsi con la bidimensionalità della tela.

Siamo al termine della sua carriera e l’artista dà spazio solo al puro ritmo visivo delle forme controllate​, che seppur richiamanti il prodotto in serie tipico della società di massa, diventano creazioni uniche ed irripetibili sotto il suo tocco sempre originale.

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  • Bianco , 2000

    50.5 x 52.5 x 7 cm

    Tela estroflessa e acrilico

    Firmato sul retro Timbro dello Studio F.22, Brescia sul retro

    € 35.000 - € 45.000

    Provenienza

    Studio F.22, Brescia Collezione privata, Milano

     

    L'opera è accompagnata da certificato di autenticità su fotografia rilasciato dall'Archivio Bonalumi, Milano. N. archivio 00-010
  • Blu , 2000

    50.5 x 50.5 x 6 cm

    Tela estroflessa e acrilico

    Firmato sul retro

    € 35.000 - € 45.000

    Provenienza

    Studio F. 22, Brescia Collezione privata, Milano

     

    L'opera è accompagnata da certificato di autenticità su fotografia rilasciato dall' Archivio Bonalumi, Milano. N. archivio 00-011
  • Rosso , 2005

    50 x 70 cm

    Carta estroflessa su cartoncino intelato

    Firma e data in basso a destra

    € 7.000 - € 8.000

    Provenienza

    Collezione privata, Vercelli

     

    L'opera è accompagnata da certificato di autenticità su fotografia rilasciato dall'Archivio Bonalumi, Milano. N. archivio 05-026C
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