Paladino

  • Preview Opere in Asta
  • 02 Arte Moderna e Contemporanea
  • Milano
  • 10 Nov 2018

Italia
Pittore

Mimmo Paladino​ è noto per essere uno dei principali esponenti della Transavanguardia Italiana, movimento fondato da Achille Bonito Oliva nel 1980, attraverso cui si compì un vero e proprio ritorno alla pittura e soprattutto alla materialità dell’arte, tracciando un distacco con le correnti concettuali degli anni ’70.

L’artista vive in quegli anni un clima di distaccamento da quella dematerializzazione pura e assoluta, che investì l’arte negli anni precedenti e che cancellò ogni presenza della figura e della rappresentazione del reale, lasciando il posto unicamente al concetto e ad una coscienza quasi teorica e scientifica del fare artistico.

Si evidenziò un bisogno collettivo di recuperare quell’immaginario e quella rappresentazione del visibile, capaci di risvegliare nuovamente le capacità espressive e narrative insite nell’uomo, se non in termini reali, almeno in quelli fantastici​.

Come altri, Paladino intuì di poter giungere alla conoscenza non per forza attraverso la logica ma anche attraverso quelle immagini rimosse, appartenenti alla sfera della memoria e della storia, recuperando un universo di simboli arcaici incontaminati, punto di partenza per ridefinire una comunicazione artistica andata perduta (e una possibile guarigione dal vuoto concettuale).

L’artista definisce così un immaginario irreale, avvolto da un alone di magia, ricercando figure primitive, semplici e dirette immerse in uno scenario atemporale. Partendo dall’interesse per la fotografia della fine degli anni ‘60, l’artista andò ben presto ad approfondire tutte le espressioni del mondo artistico, trasponendo in ciascuna la sua idea di universo magico lontano dal tempo e dallo spazio. Pittura, scultura, architettura, grafica si uniscono, proiettandosi verso quella totalizzazione dei linguaggi, che li rende tra loro equivalenti e vicini.

Ed è così che nella fotografia l’artista racconta le sequenze quasi fossero immagini. Nell’architettura e nelle installazioni realizza “luoghi del comunicare”, in cui lo spazio diventa semplicemente un’estensione dell’arte, qualcosa da ammirare e non da abitare, quasi fosse un dipinto. E tra la scultura e la pittura, annulla ogni distinzione, ricercando in entrambe un continuo contatto con l’ambiente​, attraverso un costante rimando ad elementi naturali e storici​, richiamanti la sua cultura, quella contadina di Benevento (come possiamo notare nell’opera che Mediartrade presenterà nella prossima asta di ottobre).

L’affermazione e la costruzione dell’arte, infatti, secondo Paladino, sono inseparabili dalla storia, indispensabile per comprendere il presente e coglierne il suo valore più profondo. Ed ecco che nelle sue opere, come in questa, si susseguono immagini primordiali e oniriche, come le maschere senza sguardo, i profili arcaici, i segni ed i simboli, che emergono come frammenti di un tempo antico, destinato ad un continuo rimodellarsi per poter rimanere moderno e sempre contemporaneo.

Onnipresente diventa quel personaggio con gli occhi chiusi​, immobile, identificabile con l’artista stesso, non più interessato al mondo ma concentrato sulla propria interiorità. La figura è circondata dai frutti della propria immaginazione​ insieme ad elementi astratto-onirici e da figure tronche di animali e uomini, racchiusi all’interno di un villaggio esotico fantastico.

Siamo all’inizio degli anni ’90​, periodo in cui i lavori dell’artista giungono ad una composizione che va sempre più semplificandosi e in cui si assiste ad una riduzione definitiva dei segni, lasciando il posto ai tratti espressivi fondamentali e ai colori violenti e accesi​, con quel tocco mediterraneo, che caratterizza la sua cifra artistica.

Ed è in questi anni che l’artista annulla definitivamente il confine tra dentro e fuori​, tra architettura e natura, dando vita ad una delle sue opere più importanti “Hortus ​Conclusus” nel chiostro di San Domenico di Benevento, da cui prende spunto il titolo del dipinto in oggetto. L’orto del monastero viene disseminato da un insieme di opere-simbolo che ripercorrono la storia della città in chiave moderna, accompagnandoci “in un misterioso giardino costruito da civiltà mitiche, che ci raccontano un rapporto con la vita, il tempo e la natura basato su un pensiero magico e non razionale”, come affermano gli studiosi.

Accanto all’estetica forte e decisa, che rende la sua arte universalmente comprensibile, il senso di immobilità e di silenzio non abbandonerà mai gli scenari dell’artista, conferendo alla sua arte quell’aura di sacralità e di distacco da una realtà ormai troppo autoreferenziale e incapace di comunicare.

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